E che il latte finalmente si coaguli!

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Einaudi azzecca la copertina

Ultimo (per ora) e nono libro della serie Ricciardi (non conto “le prime indagini” e il racconto “Febbre”). Ce li ho dai primi, quelli bellissimi della Fandango. E qui ci starebbe tutta una disquisizione sul come la serialità di un personaggio faciliti non solo l’autore, ma anche il lettore, che non fatica a immergersi, che si affeziona e che spera sempre. Poi c’è la prosa ritmica di de Giovanni, che ci sa fare, e che ti sorprende con quegli intermezzi un po’ visionari, le anafore, la poesia che si nasconde d’improvviso tra le pagine.
Il fatto è che la speranza va nutrita, e qui ormai la sto perdendo: il commissario pencola qui e lì, e c’è da dire che dopo dieci anni, una (io) si aspetta qualche concretezza, della serie: o dentro o fuori, o di qui o di lì, e invece arriva anche il “di là”. Nuove possibilità, nuovo incontro, tutto (di nuovo) in sospeso. Continua a leggere

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2016-08-23_17h18_17

Odissee botaniche

Non amo particolarmente fiori e piante; mi piace tenere un orto, però, e godo della bellezza di certe specie. Il libro l’ho letto perché costret invitata dal mio circolo di lettura, e l’ho letto come merita, a sprazzi, in momenti diversi, non certo come un romanzo. Peccato, perché come un romanzo sarebbe potuto essere: in realtà, il racconto è a volte curioso e interessante, a volte confuso (ah, ‘spetta, ora di ti dico questo, no, ora torno a dov’eravamo, e, sì, quest’altro te lo dico dopo, e adesso torno indietro, tuttavia, come vedremo in seguito, e poi vedrai che ti dico anche il resto), di sicuro tradotto con qualche leggerezza. Continua a leggere

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Italia noir numero 6

copeFerocia

Trama semplice, scrittura complicata

Quando prendi in mano un libro nero, in una collana che si intitola “Italia noir”, dopo Camilleri, Oggero e de Giovanni, ti aspetti altrettanto, e cioè: un romanzo piacevole, veloce, con una bella storia e senza tante storie.
Poi c’è “La ferocia”, una saga famigliare e una scrittura complessa, dove il passato lontano (narrato al presente) si alterna al presente (narrato al tempo passato) e dove, nel presente, i pensieri e le parole di giorni e sere differenti si mescolano senza soluzione di continuità, così che a due o tre frasi (“Costantini la toccò. Si sentì male. Slacciò eccetera”) ne segue un’altra (“Si rigirò nel letto”) e fra i due momenti passano, come minimo, mesi e mesi. Continua a leggere

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Lasciamo in pace la povera Georgette.

MissPortland

Meglio la Heyer, senza paragoni

L’autrice si richiama esplicitamente a Georgette Heyer, alla quale dedica il libro e che viene citata nell’anniversario del primo romanzo storico della Reggenza (il periodo in cui in Inghilterra si sviluppa il fenomeno del ‘dandismo’, l’ostentata eleganza nei modi e nel vestire che caratterizza molti dei protagonisti di quei romanzi).
Ora, Heyer è una raffinata scrittrice di gialli (o thriller che dir si voglia) e una raffinata e ironica ritrattista storica di quei dandy che avrebbero voluto fermare il tempo, sconvolgere la borghesia e distinguersi dalla massa. Continua a leggere

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Lungo, gelido, avvolgente

sguardo

“Il lungo sguardo”

Come osservare una candela ormai consumata per metà, con i rivoli di cera sciolta che mettono in disordine l’aspetto senza ancora piegarla, e poi vederla piano piano riprendersi, riformarsi, raddrizzarsi, raccogliere la cerca e mettersi in ordine in modo tale che, alla fine, la si veda, quella candela, nella sua bellezza totale, nella sua perfezione e nel suo essere intatta e pronta.
“Il lungo sguardo” è quello sulla vita di Antonia Fleming, e procede a ritroso, con una semplicità di scelta narrativa tale che proprio non comprendo chi vede dietro a questa scelta un trucco o una becera Continua a leggere

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Veloce e indolore

PasseggeriCarof

Carofiglio secondo me ha una moleskine

Siccome ho già raccontato di quando incontrai l’autore in una cittadina di pianura (che, tra l’altro, ha dato i natali a un giornalista molto british), e ho già fatto il paragone con quando l’ho re-incontrato anni dopo, dirò oggi di quanto mi era piaciuto Guerrieri, l’avvocato dei primi gialli(-non-gialli) di Carofiglio, e di come avevo atteso le altre sue storie e di come mi avessero poco soddisfatto i cambiamenti di tematica e di passo (narrativo).
Come dire: scrivi di Guerrieri fino alla fine dei giorni, e io ti seguirò anche se sei diventato Continua a leggere

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Divertente e insopportabile

Purity

Purity, Franzen

Un libro di 642 pagine che si legge come mandar giù acqua fresca in estate. Quindi: la storia c’è, ci sono tanti tanti personaggi, pagine da segnare con un segnalibro, scrittura nella maggior parte dei capitoli pulita e bella, analisi socio-web-logiche da appuntarsi mentre si scuote la testa e ci si dice: com’è vero, come lo dice bene; c’è un mistero sotto la storia di Purity, che è il nome di una ragazza e non di questa  purezza di cui credevo fosse permeato il libro, e c’è pure un mezzo giallo, per cui al penultimo capitolone siete in attesa che succeda quel che deve succedere; ci sono voci diverse che raccontano, le cogliete dal Continua a leggere

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