Tin tin nel Paese dei Soviet

insta_tintinNuova iniziativa della Gazzetta dello Sport, che prende a pubblicare le avventure di Tin Tin. Un album ingenuissimo, con un protagonista buffo, inespressivo, quasi una marionetta, in una storia (del 1929) destinata ai bambini, per far loro capire quali belve feroci fossero i bolscevichi. Un apparato introduttivo tutto francese, con una marea di belle informazioni (sia diaristiche che tecniche) e qualche presa di posizione storico-politica che lascia un po’ perplessi. Una storia di gag, inseguimenti, scoppi, bombe, fughe e botte, a tratti inverosimile, di sicuro esagerata, scarabocchiata come su un quaderno, ma interessante per la curiosità di vedere come in seguito si svilupperà il personaggio.

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E che il latte finalmente si coaguli!

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Einaudi azzecca la copertina

Ultimo (per ora) e nono libro della serie Ricciardi (non conto “le prime indagini” e il racconto “Febbre”). Ce li ho dai primi, quelli bellissimi della Fandango. E qui ci starebbe tutta una disquisizione sul come la serialità di un personaggio faciliti non solo l’autore, ma anche il lettore, che non fatica a immergersi, che si affeziona e che spera sempre. Poi c’è la prosa ritmica di de Giovanni, che ci sa fare, e che ti sorprende con quegli intermezzi un po’ visionari, le anafore, la poesia che si nasconde d’improvviso tra le pagine.
Il fatto è che la speranza va nutrita, e qui ormai la sto perdendo: il commissario pencola qui e lì, e c’è da dire che dopo dieci anni, una (io) si aspetta qualche concretezza, della serie: o dentro o fuori, o di qui o di lì, e invece arriva anche il “di là”. Nuove possibilità, nuovo incontro, tutto (di nuovo) in sospeso. Continua a leggere

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Odissee botaniche

Non amo particolarmente fiori e piante; mi piace tenere un orto, però, e godo della bellezza di certe specie. Il libro l’ho letto perché costret invitata dal mio circolo di lettura, e l’ho letto come merita, a sprazzi, in momenti diversi, non certo come un romanzo. Peccato, perché come un romanzo sarebbe potuto essere: in realtà, il racconto è a volte curioso e interessante, a volte confuso (ah, ‘spetta, ora di ti dico questo, no, ora torno a dov’eravamo, e, sì, quest’altro te lo dico dopo, e adesso torno indietro, tuttavia, come vedremo in seguito, e poi vedrai che ti dico anche il resto), di sicuro tradotto con qualche leggerezza. Continua a leggere

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Italia noir numero 6

copeFerocia

Trama semplice, scrittura complicata

Quando prendi in mano un libro nero, in una collana che si intitola “Italia noir”, dopo Camilleri, Oggero e de Giovanni, ti aspetti altrettanto, e cioè: un romanzo piacevole, veloce, con una bella storia e senza tante storie.
Poi c’è “La ferocia”, una saga famigliare e una scrittura complessa, dove il passato lontano (narrato al presente) si alterna al presente (narrato al tempo passato) e dove, nel presente, i pensieri e le parole di giorni e sere differenti si mescolano senza soluzione di continuità, così che a due o tre frasi (“Costantini la toccò. Si sentì male. Slacciò eccetera”) ne segue un’altra (“Si rigirò nel letto”) e fra i due momenti passano, come minimo, mesi e mesi. Continua a leggere

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Lasciamo in pace la povera Georgette.

MissPortland

Meglio la Heyer, senza paragoni

L’autrice si richiama esplicitamente a Georgette Heyer, alla quale dedica il libro e che viene citata nell’anniversario del primo romanzo storico della Reggenza (il periodo in cui in Inghilterra si sviluppa il fenomeno del ‘dandismo’, l’ostentata eleganza nei modi e nel vestire che caratterizza molti dei protagonisti di quei romanzi).
Ora, Heyer è una raffinata scrittrice di gialli (o thriller che dir si voglia) e una raffinata e ironica ritrattista storica di quei dandy che avrebbero voluto fermare il tempo, sconvolgere la borghesia e distinguersi dalla massa. Continua a leggere

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Lungo, gelido, avvolgente

sguardo

“Il lungo sguardo”

Come osservare una candela ormai consumata per metà, con i rivoli di cera sciolta che mettono in disordine l’aspetto senza ancora piegarla, e poi vederla piano piano riprendersi, riformarsi, raddrizzarsi, raccogliere la cerca e mettersi in ordine in modo tale che, alla fine, la si veda, quella candela, nella sua bellezza totale, nella sua perfezione e nel suo essere intatta e pronta.
“Il lungo sguardo” è quello sulla vita di Antonia Fleming, e procede a ritroso, con una semplicità di scelta narrativa tale che proprio non comprendo chi vede dietro a questa scelta un trucco o una becera Continua a leggere

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