Lungo, gelido, avvolgente

sguardo

“Il lungo sguardo”

Come osservare una candela ormai consumata per metà, con i rivoli di cera sciolta che mettono in disordine l’aspetto senza ancora piegarla, e poi vederla piano piano riprendersi, riformarsi, raddrizzarsi, raccogliere la cerca e mettersi in ordine in modo tale che, alla fine, la si veda, quella candela, nella sua bellezza totale, nella sua perfezione e nel suo essere intatta e pronta.
“Il lungo sguardo” è quello sulla vita di Antonia Fleming, e procede a ritroso, con una semplicità di scelta narrativa tale che proprio non comprendo chi vede dietro a questa scelta un trucco o una becera imitazione di scrittrici cosiddette “più grandi”. In ogni modo, venticinque anni all’indietro, alzando il velo su speranze infrante, tentativi di non annoiare il marito mostrando il proprio dolore, e inquietudine del marito per le cose che un tempo aveva rivelato di se stesso, per la sensazione fastidiosa che avrebbe potuto amarla di più, e che ce n’era ancora il tempo, che non avrebbe potuto amare che lei.

Antonia appare come una donna rassegnata, amaramente saggia, invischiata in un tipo di vita richiesta dai tempi e dal buon gusto del suo mondo, se non proprio quello che lei vorrebbe; una donna vinta e poco disposta a cambiare le cose, se non semplicemente aspettando che esse cambino. È proprio il percorso a rovescio che ci rivela, piano piano, i suoi slanci, la sua bellezza, il suo coraggio, la sua vita col signor Fleming, dura e intensa ma anche piena di cose grandi e, forse, amore, fino ai capitoli finali, quelli della giovinezza e dei primi suoi sguardi su un mondo che non è quello da lei immaginato quando le speranze erano ancora intere.

Narrato con prosa chiara e sicura, con belle descrizioni naturalistiche, sembra rimanere alla superficie dei sentimenti, così che molti accusano l’autrice di freddezza e di personaggi poco simpatici. In realtà, a sorpresa, un’annotazione, un pensiero, un rimpianto, un dolore forte suggeriscono che i personaggi sono tutt’altro che piatti e, se ce ne sono di più sfuggenti e poco definiti (penso alla figlia, che si perde subito nell’ “a ritroso”), ce ne sono anche di quelli che rivelano semplicemente quanto ciò che sono diventati (freddi, irrigiditi, gelidamente raffinati e per nulla simpatici) non sia altro che il risultato della loro vita, sulla quale è possibile gettare il nostro lungo sguardo.

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