Lasciamo in pace la povera Georgette.

MissPortland

Meglio la Heyer, senza paragoni

L’autrice si richiama esplicitamente a Georgette Heyer, alla quale dedica il libro e che viene citata nell’anniversario del primo romanzo storico della Reggenza (il periodo in cui in Inghilterra si sviluppa il fenomeno del ‘dandismo’, l’ostentata eleganza nei modi e nel vestire che caratterizza molti dei protagonisti di quei romanzi).
Ora, Heyer è una raffinata scrittrice di gialli (o thriller che dir si voglia) e una raffinata e ironica ritrattista storica di quei dandy che avrebbero voluto fermare il tempo, sconvolgere la borghesia e distinguersi dalla massa.
Ecco, adesso dimenticate tutto ciò. Che la Heyer non sia stata perfetta, che si tratti di letture lievi, che certi suoi romanzi siano a volte ricchi di situazioni ai limiti dell’assurdo, ci sta, ma con lei ci si diverte e si sospende la credulità per godersi un buon romanzo di accurata ricerca storica. Qui, invece, dove le protagoniste di Heyer sono rigidamente soggette al bon ton e intanto desiderose di indipendenza, e i protagonisti rigidamente legati alle buone maniere o scavezzacolli pronti a trasformarsi nei più perfetti e romantici innamorati, o viceversa (donne indipendenti e uomini rigidi); dove il tono di Heyer è elegante, ironico, con uno stile leggero ma sicuro; dove Heyer tratteggia un’atmosfera raffinata e inappuntabile e svela i sentimenti con finezza e garbo, caricando il tono solo quando serve e sempre (sempre) con aristocratico riserbo;

ecco, dove c’è tutto questo là, qui abbiamo due protagonisti (lei, inglese proveniente dall’India; lui, inglese di alto lignaggio e tombeur de femme) che appena si vedono vengono travolti dalla passione, si negano per una manciata di pagine, si palpeggiano a pagina 20, si staccano, si sdilinquiscono e alludono al sesso una pagina sì e tre no, si cavano i vestiti, si lasciano, si riprendono, e via così, tra alcune incongruenze (lui che quasi la violenta, trascorso qualche giorno se ne dispera, chiede scusa, promette di non farlo più, e, pagine dopo, afferma: “Non ho fatto nulla, da quando vi ho conosciuta, che possa avermi arrecato offesa e di cui io debba biasimarmi”),  e tra palpeggiamenti, doppi sensi, ammiccamenti e battute volgarotte (“Lei gli rivolse un sorriso divertito che gli andò dritto al cuore e anche un po’ più in basso”: really? Heyer?), fino al prevedibile ma stancante finale.

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