Italia noir numero 6

copeFerocia

Trama semplice, scrittura complicata

Quando prendi in mano un libro nero, in una collana che si intitola “Italia noir”, dopo Camilleri, Oggero e de Giovanni, ti aspetti altrettanto, e cioè: un romanzo piacevole, veloce, con una bella storia e senza tante storie.
Poi c’è “La ferocia”, una saga famigliare e una scrittura complessa, dove il passato lontano (narrato al presente) si alterna al presente (narrato al tempo passato) e dove, nel presente, i pensieri e le parole di giorni e sere differenti si mescolano senza soluzione di continuità, così che a due o tre frasi (“Costantini la toccò. Si sentì male. Slacciò eccetera”) ne segue un’altra (“Si rigirò nel letto”) e fra i due momenti passano, come minimo, mesi e mesi.
Accanto, alcune frasi che mi fanno pensare a un Lagioia che si augura di far sbarrare gli occhi davanti alla sua capacità di involvere i poveri lettori: “Benché appena adolescente, nonostante nessun ragazzo ancora (ma su questo il geometra avrebbe scommesso non più di trecento biglietti da cento), avesse incrinato un imene il cui valore a sedici anni Clara doveva essere abbastanza sveglia da saper moltiplicato dal giorno in cui non ci sarebbe stato più, se la sentiva cuocere nello spazio tra il sedile e se stessa”. E ancora: “Ecco il problema di Ruggero: la concrezione di pazzi con cui la sorte voleva distoglierlo dall’unica attività che lo avrebbe reso libero, il tasto su cui battere fino a quando la particola di follia che in linea retta alimentava anche lui fosse diventata un nudo anello che non trasmette niente, lo studio, lo studio fanatico della medicina a cui si dedicava senza perdere un attimo”.
Allo stesso modo pare costruita la trama: si tratta, alla fin fine, di un modesto giallo che regge però per più di 400 pagine, tutto intorno alla famiglia di Vittorio, costruttore rampante e di pochi scrupoli. Il buon Vittorio, fidanzato innamorato, marito recuperato in extremis, esteriormente buon padre di famiglia, pare convinto che il suo modo di agire sia in fondo l’unico possibile. Manovratore, profittatore, ricattatore, teso a un riscatto economico e sociale in continuo equilibrio tra i buoni affari e il rischio di crollo.
A fianco, scorre la vita (passata, presente) dei figli, Clara e Michele su tutti, talmente involuti e complicati che anche la scrittura sembra seguirne le ansie e le stranezze, e costringere ad andare con calma, a leggere con attenzione, a interpretare (“sembra che Michele stia sempre per dire qualcosa ma poi il non dirlo sia costruito ad arte per infliggersi un danno la cui colpevolezza ricada su di loro”), in una prosa talmente costruita (ma senza avere l’aria di esserlo, pare che all’autore venga naturale…) che colpiscono ancora di più certe sviste (“È come se elabori delle versioni in scala […] perché loro non possano distoglierne lo sguardo” e tanti saluti a un buon congiuntivo iniziale).
Lo sfondo è quello dell’Italia faccendiera, palazzinara, inquinatrice, venduta, ma il fil rouge che sparisce e ritorna è la storia una ragazza morta a trentasei anni, e nessuno sa il perché, fino a qualche paginetta finale dove si svela l’arcano, di botto (perché ciò che è stato disseminato qui e là non era certo sufficiente a giustificare la dea ex-machina che spiega tutto).

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in autori, noir, rece e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...