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il logo del circoloIl circolo di lettura “Enzo Baldoni” nasce ufficialmente il 13 ottobre 2004, con l’approvazione dello statuto e il primo incontro.
Questo è il secon ter quart forse quinto sito che si intitola al carissimo Enzo Baldoni.
I primi erano su piattaforme che nemmeno so più se esistano, il penultimo era su Splinder, che ha fatto a tutti gli Splinderiani (anche a quelli a pagamento) lo scherzo, prima, di non annunciare la chiusura mentre si diffondevano voci allarmanti, e poi di annunciarla. Ma noi (Enzo ed io, intendo) eravamo già emigrati qui e spero che ci staremo per un po’. E dunque, vediamo chi siamo, anzi, vediamo soprattutto perché Enzo Baldoni

Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch’io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L’indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato“.

Enzo Baldoni superava il quintale, era alto 1 metro e 86 e le sue cinture andavanodal 110 in su: era certamente uno dei creativi più grossi d’Italia (forse d’Europa). Veniva da esperienze molto formative: dopo aver fatto il muratore in Belgio, lo scaricatore alle Halles, il fotografo di nera a Sesto San Giovanni, il professore di ginnastica, l’interprete e il tecnico di laboratorio chimico, un incontro con Emanuele Pirella gli fa capire che fare il copy è meglio che lavorare. Fonda l’agenzia “LeBalene colpiscono ancora” (così si comincia a capire perché nel nostro logo c’è una balena). Ma è anche un uomo che la voglia di raccontare ha spinto nei punti più caldi del pianeta, senza biglietti di prima classe né alberghi prenotati, senza scorte armate né giubbotti antiproiettile. Soprattutto, è un ficcanaso. È lui che lo diceva: “Non c’è niente da fare: quando uno è ficcanaso, è ficcanaso. È insopprimibilmente curioso, gli interessano i lebbrosi, quelli che vivono nelle fogne, i guerriglieri. E poi non gli basta fare il pubblicitario, deve occuparsi anche di critica di fumetti, di traduzioni, di temi civili e perfino di cose un sacco zen“.

Una vocazione nata per caso, nel 1996 in Chiapas, Messico. Baldoni conobbe il subcomandante Marcos, e da quel sodalizio nacque l’amore per il reportage. Un amore che lo portò nelle fogne di Bucarest e in Birmania a testimoniare lo sterminio dei Karen. Andò poi vedere i massacri di Timor Est, e le sofferenza nel lebbrosario di Kalaupapa. Baldoni mangiò riso e ranocchi con la portavoce dei ribelli Aye Aye Khing, si perse nella giungla tailandese alla ricerca dei Fratelli Htoo, i gemellini di 12 anni che guidano l’Esercito di Dio vantando poteri miracolosi. In Colombia finì in un campo di guerriglieri delle Farc, conobbe una comandante sul cui capo pendeva una taglia di un milione di dollari, intervistò la cupola del movimento guerrigliero. Due anni più tardi, sempre in Colombia, venne sequestrato da un paio di ragazzini col mitra e riuscì a farsi liberare diventando amico del comandante che aveva ordinato la sua cattura. Per giustificare questa sua passione tardiva, una volta disse: “Qualcuno pensa che io sia un mezzo Rambo che ama provare emozioni forti, vedere la gente morire e respirare l’odore della guerra come Benjamin Willard l’odore del napalm la mattina in “Apocalypse now”, invece sono lontano mille miglia da questa mentalità, molto semplicemente sono curioso. Voglio capire cosa spinge persone normalissime a imbracciare un mitra per difendersi“.

Baldoni era uno che seguiva la panza, lo diceva lui stesso. Uno che cavalcava la vita come un surfista, assecondandone le onde, perché “non ci si deve mai preoccupare, tutto si aggiusterà, tutto si sistemerà“.
L’ha ucciso a Baghdad un’onda più violenta delle altre.

Nemmeno due mesi dopo è nato il Circolo di lettura.

Bisogna ancora spiegare perché si chiama come lui?

3 risposte a Info

  1. Massimo Giovanni Lodovico Vignati ha detto:

    Avrei necessità contattare un Responsabile del Circolo di Lettura E. Baldoni.
    Rimanendo in attesa di un Vostro riscontro, saluto cordialmente
    Massimo Giovanni Lodovico Vignati

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